N°1

 

VACANZE ROMANE A CONEY ISLAND

 

Un vecchio magazzino nel Bronx.

 

La saracinesca si aprì, illuminando la grande stanza buia. Horace Espinoza, un aspirante Tony Montana, scese dall’auto nera accompagnato dalle guardie del corpo, tutti armati di pistole ed uzi. Ad attenderlo con la roba, Willie Todd e la sua gang di pusher, tutti con lunghi capelli da hippie e altrettanto armati. Cominciarono con le solite chiacchiere: le garanzie sulla qualità della roba da una parte e le minaccie da macho dall’altra, poi Willie fece segno ai suoi di aprire la valigetta con la roba

 <Colombiana purissima. Non è roba da negri, questa. Un tiro di questa polvere e cambierete religione.>

<Ovviamente, non ti dispiacerà se la faccio provare a uno dei miei...>

 <Fa pure. Ma non ti tiro fregature, credimi. La mia merce è la mia migliore.>

  <Sarà meglio...>  l’assaggiatore si avvicinò alla valigetta, prese  un panetto di coca quando una freccia viola gliela strappò di mano.

 <E’ quell’ arciere dei Vendicatori! Come si chiama... l’Uomo Falco!> 

<L’Uomo Falco? L’Uomo Falco? Ma per carità... non li leggi i giornali??> disse, scagliando in rapida successione altre frecce verso gli uomini che gli stavano sparando contro, frecce che una dopo l’altra andarono a colpire le pistole e le mitragliette, disarmandoli.

 <Indosso per caso un elmo alato? Le ali piumate? Cavolo, non voto nemmeno repubblicano...> continuò,  mentre si scagliava addosso agli scagnozzi; con un calcio rotante ne atterò uno, e con una gomitata ne stese un altro che lo stava per aggredire alle spalle

 <E poi ho la decenza di non andare in giro a petto nudo.> un altro recuperò la pistola e aprì il fuoco, ma Clint  schivò i colpi, gli andò incontro e lo colpì usando il suo arco come una mazza; poi si girò velocemente su se stesso, incoccò due frecce e le scagliò: entrambe andarono a segno, colpendo due dei gangster sotto la clavicola. <E Dio ti salvi se provi a chiamarmi “Freccia Viola”...>. Uno dei ragazzi di Horace raccolse un uzi da terra e gli sparò mentre era voltato, ma con un balzo acrobatico all’indietro evitò la scarica,  atterrando proprio alle sue spalle, e non appena si voltò lo colpì con un diretto al volto. Salì sopra il tavolo dove c’era la valigia di coca e saltando da lì sopra colpì con un calcio volante un altro spacciatore.

  <No, il mio nome è...> lanciò altre tre freccie, che inchiodarono al muro Horace, Willie e il suo “assaggiatore”  <OCCHIO DI FALCO. E come puoi constatare capellone, ho ben motivo di chiamarmi così!>.

 

 La polizia non ci impiegò molto ad arrivare e a caricali sul cellulare. Occhio di Falco si dileguò, senza aspettare i consueti ringraziamenti da parte delle forze dell ordine. Era un ritorno alle origini per lui: ad inizio carriera, prima di Iron Man, prima della Vedova Nera, aveva iniziato la carriera come vigilante urbano, la cui occupazione era sventare furti e rapine. Da quando si unì ai Vendicatori ha vissuto esperienze incredibili, ha persino partecipato una guerra intergalattica ma, sopratutto da quando divenne leader della squadra sulla costa Ovest, le sue responsabilità nel team lo hanno a poco a poco tolto dalle strade.

Ma dopo la morte di Capitan America, Clint prese la decisione di onorarne la memoria prendendo (ancora una volta)  esempio da lui:  perchè Cap oltre a guidare i “più potenti eroi della Terra” non ha mai smesso di pattugliare le strade della città. Combatteva i rapinatori nello stesso modo in cui affrontava terroristi internazionali o supercriminali, da solo o in coppia con Falcon o Nomad. E adesso che lui non c’è più Occhio di Falco decide di proseguirne l’opera. Con Devil che vigila su Hell’s Kitchen, l’ Uomo Ragno nel Queens, Falcon ad Harlem e Luke Cage nel Bronx, scelse come propria base il quartiere di Coney Island. La sua prima scelta era Brooklynn ma dopo aver conosciuto il nuovo Cap (gli piace, quel ragazzo gli piace davvero!) decise di lasciare a lui il quartiere e spostarsi a Coney. Dunque è per questo motivo che oggi, riposto costume, arco e faretra in un borsone sportivo, Clinton Francis Barton si reca là, per rispondere ad un annuncio di affitasi. Ad attenderlo all’indirizzo c’era una bella ragazza di circa 24 -25 anni, capelli e occhi castani, che indossava un jeans chairo, una maglietta nera e un giacca di pelle.

 <Sei Jessica? Jessica  O’Leary?>  le chiese sorridendo.

 < Si sono io. Clint, giusto?> i due fecero conoscenza, si scambiarono i consueti convenevoli dopodichè lei gli fece strada verso l’appartamento. Era situato al quinto ed ultimo piano di una palazzina popolare, senza l’ascensore; era composto da due ampie camere e da un grande soggiorno, in parte ammobiliato:  aveva la doppia esposizione, con un bel balcone che renderva la casa molto luminosa, anche d’inverno. Era un bel appartamento, e dopo averlo visionato ben bene i due si sedettero sul divano e cominciarono a parlare

 <E’ quantomeno insolito che una ragazza della tua età sia proprietaria di un appartamento bello come questo...>

<L’ho ereditato. Lo ha comprato mio padre per me anni fa. Lui abitava nell’appartamento di fronte, e appena ha saputo che questo si liberava ha sudato sette camice per accaparrarselo e darlo alla sua unica figlioletta. E’ morto un anno fa. Cancro.>

 <Mi dispiace. E tua madre?>

<Morta anche lei, nel darmi alla luce. Per questo io e mio papà eravamo molto legati. Senti, non vorrei sembrarti venale, ma arriviamo all’argomento soldi: hai la cifra che ho chiesto? In contanti?>  Il prezzo era alquanto elevato per un trilocale in quella zona, ma era l ideale per Clint, per piano e locazione.

I soldi comunque non gli mancavano; tirò fuori dal giubbotto una busta e le disse:

 <Si li ho. Senti però, fattelo dire... è alquanto caro. E perchè tutta questa fretta? Potevo farti un accredito sul conto...>

 <Senti, questi non sono affari tuoi.>  rispose seccata  <Se la cosa ti interessa, chiudiamo l’affare, altrimenti salutiamoci qui.>

 <Ok, ok tranquilla... eccoti tuoi soldi. Quando posso venirci ad abitare?>

<Anche lunedi per me.> 

<D’accordo allora.>  chiusa la trattativa, i due si salutarono.  Clint non era certo il più grande detective del mondo, ma nemmeno uno sprovveduto: la ragazza era acqua e sapone, indossava abiti semplici, nessuna collana, anello o orecchini vistosi, dunque non era una tipa da gusti costosi. Dunque a cosa potevano servirle tutti quei contanti?  Droga, forse? Decise di pedinarla, quantomeno per evitare che una ragazza che gira con  quella somma in tasca venisse rapinata da qualche malintenzionato.

 

Jessica camminò fino alla fermata dell’autobus che portava verso il Bronx. Si sedette sulla panchina d’attesa quando improvvisamente, a bordo di rombanti motociclette, sei robusti ragazzi inchiodarono proprio davanti a lei: indossavano tutti una bandana rossa e un giubbotto smanicato di jeans con cucito sulla schiena un disegno di un bulldog rosso con un pugnale tra i denti, e sopra la scritta “War Dogs”. Erano chiaramente i membri di una gang,  meno chiari erano i motivi per i quali ce l’avevano con lei. La ragazza tirò fuori dalla borsetta un taser:

<Indietro balordi. So come usarlo e non ho paura di farlo.>

<Non sei stata capace di tenere la bocca chiusa, vero sgualdrinella? Adesso te lo insegnamo noi a farti i gli affari tuoi...> si avvicinarono minacciosamente, quando il loro leader venne colpito sullo zigomo da un preciso lancio di una moneta (inutile dire chi è stato, vero?)

<AAAAAAAAAAH! MA CHI CAZ...>

<Ma non vi vergognate, buffoni? Siete in sei contro una ragazza sola!>

<Un altro che non si sa fare gli affari suoi. Ora t’ insegno io a non impicciarti...> un altro della banda cercò di aggredirlo colpendolo con una coltellata, ma Clint gli bloccò il polso e lo colpi con una gomitata al volto.

<Ma che aspettate? Dategli una mano no? ADDOSSO!> disse il loro capo mettendosi una mano sopra l’occhio colpito che cominciava a gonfiarsi.

Si avventarono in massa su di lui. Il primo di loro venne atterrato con calcio al plesso solare, mentre il secondo venne colpito da un gancio. Gli altri due rimasero basiti nel vedere il tipo biondo avere la meglio sui loro compagni così facilmente, ma per non perdere la faccia non si tirarono indietro. Con un pugno all’addome e uno al mento, si liberò di loro con altrettanta facilità.

Era ormai chiaro che contro di lui non avevano alcuna chance, per cui ai War Dogs non rimase che salire sulle loro moto e andarsene.

<Non finisce qui....> disse, con scarsa originalità, uno di loro.

Jessica rimase di stucco nel vedere come  Clint si fosse battuto, con che leggerezza e facilità si era sbarazzato di loro sei.

<E’ stato... incredibile! Voglio dire tu, tu..... cioè, insomma.... tu non sei un uomo normale! Ma come hai fatto??>

Si girò verso di lei sorridendogli, poi si apri la camicia, mostrandole il petto

<Hai ragione.. In effetti, sono un uomo fuori dal comune...>

La ragazza s’irrigidì, puntando il taser verso di lui:

<Lo sapevo... stà indietro, non ti avvicinare.Un’altra sparata da macho e te lo friggo!>

Inizialmente Clint non capì il perchè di quelle minacce, poi si guardò il torace e vide che non indossava il costume sotto gli abiti e di essere a torso nudo.

<NO ASPETTA! MI HAI FRAINTESO!> disse imbarazzato <Era questo che volevo mostrarti...> frugò dentro il suo borsone, tirò fuori la sua maschera e la lanciò a Jessica.

<Questa maschera... non può essere....oddio, ma allora tu sei.....Wolverine???>

<No...> si limitò a rispondere lui, ma la smorfia della sua bocca e il sopracciglio sinistro alzato esprimevano un eloquente fastidio.

 

Tornarono nell’appartamento di lei, di fronte a quello messo in affitto che avevano visionato in precedenza.

Jessica preparò due tazze di the aromatizzato ai frutti rossi, poi si sedettero al tavolo e gli raccontò tutta la storia:

<Tutto è iniziato qualche mese fa. Una mia amica usciva con il capo dei War Dogs, una banda che da alcuni anni sta terrorizzando il quartiere. Cominciò a farsi, fino a scivolare nella dipendenza. Non è stato uno scherzo, ma sono riuscita a convincerla ad uscirne e a disintossicarsi. Lui non l’ha presa bene e un giorno l’ha picchiata... non parlo di un paio di sberle, ma l’ha mandata proprio al pronto soccorso. Così sono andata a denunciarlo, per spaccio e percosse. Inutile dirti che non l’ha presa bene, e che adesso vuole farmela pagare. Per questo appena mi hai pagato stavo andando nel Bronx: ho sentito parlare di un tizio di nome Luke Cage che fa “l’eroe a pagamento”; volevo ingaggiarlo affinchè mi protegga.>

<Beh Jess, adesso non ti devi più preoccupare. Adesso questo quartiere è sotto la protezione di Occhio di Falco, l’arciere. So io come trattare con quelli come loro. Senti quello che faremo....>

Il giorno dopo, come da accordi, Clint andò a prenderla al lavoro. Quello che non le aveva detto però è che si sarebbe presentato all’appuntamento indossando il suo inconfondibile costume viola, con tanto di arco, faretra e frecce. La ragazza si sentì incredibilmente a disagio, specie una volta salita sulla sua moto. I due cominciarono a girare per il quartiere;  nonostante avesse una moto molto veloce Occhio di Falco andava molto piano, accertandosi che tutti li vedessero assieme. Si fermarono a prendersi una bibita in un bar, Clint si mise a firmare autografi, ad esibirsi in trucchi da prestigiatore e acrobazie da giocoliere (che aveva imparato in gioventù al circo) per intrattenere il pubblico. La sua però non era un’esibizione per pavoneggiarsi;  giravano per tutta Coney mettendosi in mostra con l’intento di mandare un messaggio chiaro: “la ragazza sta con me, girate al largo. C’è un nuovo sceriffo in città.” La cosa andò avanti fino a tarda sera, e Jessica a poco a poco si abituò a quel girovagare con un tizio in costume.

 

Base dei Vendicatori, qualche giorno dopo.

 

<Tu hai fatto cosa? > esclamò Iron Man.

<Hai capito bene: le ho rivelato la mia vera identità.> disse Clint

<Prima Belinda Healey, ora questa ragazza di Coney. Ultimamente non fai altro che smascherarti davanti alle ragazze che ti girano intorno.  Non sono sicuro di poter approvare.> (1)

<E’ una nuova tattica per rimorchiare, Occhio di Falco?> chiese Wasp

<No, non è come pensate voi. Io...>

< Come hai detto che si chiama? >

<Jessica. Jessica O’Leary. Sentite, volevo solo rassicurarla. Cacchio, siamo o non siamo i Vendicatori? Raddrizziamo i torti no? Dopo che tutti l’hanno vista con me, vedrete che ci penseranno due volte prima di infastidirla nuovamente.>

<Un pomeriggio in giro in moto. A me sembra un primo appuntamento. Sicuro che non ci stai provando, Clint?> chiese Scarlet.  Songbird sorrise annuendo, rispondendo all’allusione di Wanda

<No, che fissa. Io...>

<Hai fatto il giocoliere, i trucchetti da prestigiatore... a me sembra che ti stavi mettendo in mostra davanti a lei. E Belinda? Non ci pensi a Belinda? È una brava ragazza, non se lo merita. Lei...>

<E basta, Jan! T’ho detto che non sto cercando di sedurla, chiaro? Volevo solo proteggerla, e... >

< Eccola qui. >  disse Iron Man  mostrandone una foto sul monitor principale della sala riunioni  <Jessica Anne O’Leary, 24 anni. E’ nata il 9 maggio. E’ molto carina, Clint.>.

<Si, decisamente. Bel colpo!> aggiunse Wonder Man.

<L’hai, l’hai....”googlata”?> chiese Clint tra lo stupore ed il fastidio.

<Si. Questa foto viene dagli archivi dell’Actor Studios. Un aspirante attrice, ma poi si è ritirata. >

<Direi che somiglia un pochino a Natalie Portman.  Fossimo ancora nella Costa Ovest, potrei suggerirle un paio di talent scout...>

<Piantala Simon, non ti ci mettere anche tu. Ascoltatemi, una volta per tutte: non sto cercando di far colpo su di lei. Non ho quelle intenzioni. E’ solo che... beh, è una ragazza sola, indifesa. Non ha nessuno che si prenda cura di lei. Mi sono sentito in dovere di fare qualcosa per proteggerla.>

<Oooh ma che carino! Stai arrossendo!> disse Janet.

<Io non me la bevo. Lei ti piace.>  gli disse Songbird.

<E’ quello che avrebbe fatto Cap> rispose lui risoluto

<Si, ma Cap non si sarebbe smascherato con tanta facilità>

<Certo, perchè Cap non cercherebbe di rimorchiarsela...>

<Quante volte devo ripetereti che NON sto cercando di rimorchiarmela, Melissa? Ma per chi mi avete preso, per uno che non sa tenerselo nei pantaloni?>

<Disse l’uomo che si vanta continuamente di aver fatto centro la Vedova Nera....>  aggiunse con ironia Simon

<Ascolta Clint> intervenne Wanda <Da quel che ci hai detto, questa ragazza è molto sensibile e fragile. Potrebbe fraintendere certe attenzioni, o comunque affezionarsi a te più del dovuto. Fa attenzione.>

<Grazie. Lo terrò a mente.>

A fine riunione Clint lasciò la sala per primo. Iron Man tornò a guardare la foto di Jessica sul monitor.

<Graziosa, occhi dolci, sola e vulnerabile. Praticamente irresistibile. Barton capitolerà a breve>

<Sicuro> disse Songbird

<E’ inevitabile> aggiunse Scarlet

< Incorreggibile. E’ sempre il solito > disse Wasp

< Puoi dirlo forte> confermò Wonder Man

<Io dico che padron Clint sia sincero e che non mancherà di rispetto alla sig.rina Healey .> concluse Jarvis, portando il the.

<Vogliamo scommettere, Jarvis? >

 

Un vecchio edifico abbandonato a Coney Island.

 

Un tempo questa era una vecchia scuola elementare, ma è ormai abbandonata da decenni. Oggi questo edificio putrescente, con le assi di legno alle finestre, pieno di graffiti è diventato il covo dei War Dogs.

Oggi il loro capo, Darko, è tornato dopo un periodo in gattabuia. Stravaccato sul divano, stava consumando alcune bottiglie di birra e uno spinello  con gli altri membri della gang.

<Così voi non siete riusciti, in sei, a portar qui la troietta che m’ha fatto ingabbiare?>

<Darko devi crederci> disse il ragazzo che Falco colpì all’occhio con la moneta <Quel tizio  che era con lei... non era normale. Non ho mai visto uno muoversi così, nemmeno nei film di Jackie Chan  era... straordinario.>

<Si ti giuro> confermò quello che s’era preso una gomitata in faccia < Era una fottuta scheggia. Ci ha stesi tutti e sei in pochi minuti. Dev’essere uno delle forze speciali o dei berretti verdi o....>

<Qui? A Coney? Cazzate. Ve lo dico io come sono andate le cose: siete andati lì strafatti di crack o di speed e non vi reggevate in piedi. Ora sta a vedere che ve la siete vista con Rambo.> disse Darko, che non aveva creduto ad una sola parola del racconto. Era evidente che i sei non erano ancora nella banda o erano entrati a farne parte da poco, perchè nessuno dava loro molto credito. Probabilmente il “prelevare” la ragazza era una sorta di rito di iniziazione.

<No, non con lui>  disse uno di loro entrando nel “covo” <Non avete la pallida idea di chi fosse quel tizio che vi ha rotto il culo.>

<Ehi Bunker...> lo salutò uno dei veterani <Che vuoi dire?>

Bunker lanciò a Spike una copia di un vecchio giornale, raccattato da chi sa dove. La pagina mostrava Occhio di Falco, la Visione e Tigra ritratti ai tempi di L.A. , quando militavano nei Vendicatori della Costa Ovest.

<Quel tizio è Occhio di Falco, l’arciere dei Vendicatori.  Per tutta la settimana li hanno visti insieme girare per il quartiere. Non so se è il suo ganzo, un parente o diosacosa, ma pare che la pupa abbia amicizie altolocate. Meglio lasciar perdere, Darko.>

<E perchè mai?>  rispose sorridendo

<Ma che scherzi? Non stiamo parlando di uno sbirro, di un cacciatore di taglie o di un vigilantes, ma di un fottutissimo Vendicatore!>

<No Spike, stiamo parlando di un saltimbanco da circo! Di un arciere, cristo santo, mica di Iron Man o di un cazzutissimo Dio del Tuono! Non spara raggi laser o stronzate simili. Tolti arco e frecce è solo un idiota qualunque.>

<Non lo so, Darko... a noi sei ci ha fatti a pezzi e...>

<A voi sei vi farei a pezzi anch’io, idiota. Non significa niente. Anzi, pensate che colpo: se parcheggiamo per sempre un Vendicatore famoso, ci faremo un nome tale che qualsiasi altra banda o qualunque sbirro se la farà sotto prima di alzare la cresta con noi. Voi portatemelo qui, e al resto ci penso io.>

 

***

 

Da dopo quel pomeriggio insieme, le strade di Clint e Jessica non si erano più incrociate, nonostante ora abitassero di fronte. I suoi orari da supereroe erano irregolari e il più delle volte rientrava all’alba dalla finestra e non per le scale. Inoltre, le allusioni dei suoi compagni lo avevano imbarazzato, per cui aveva cominciato ad evitarla. “Belinda è fuori città e tu ti vedi con un altra?” nossignore, non era il tipo, lui.  Si è vero, le ragazze gli piacevano un casino, e quando ne puntava una non ci metteva molto a farla cedere, tuttavia era sempre stato un tipo fedele; nonostante tutti gli alti e bassi del suo matrimonio con Bobbi, per esempio, lui non l’aveva mai tradita. Ma la cosa non poteva durare in eterno e una sera decise di prendere le scale come i comuni mortali.

Non si aspettava di certo di vedere quanto segue: la porta di casa sua semiaperta, e un biglietto attaccato ad essa con un coltello piantato appena sotto lo spioncino. Staccò il foglietto, strappandone un pezzetto.

Sopra vi era disegnato il logo dei War Dogs, un indirizzo e una frase esplicita:

 

Se la rivuoi vieni stasera.

Da solo. Niente Vendicatori o la pupa MUORE.

 

In un impeto furioso stropicciò il foglietto nella mano. Tremava dal nervoso, le mascelle eran serrate, lo sguardo pieno di rabbia.

<Ma con chi diavolo credono di avere a che fare, questi bastardi? Con un dilettante? Se le torcono un solo capello li massacro!>  gridò  <Giuro su dio che li faccio a pezzi!!>

Non potevano averla rapita da molto, al massimo qualche ora; quelli delle pulizie avrebbe altrimenti avvertito la polizia. Indossò il suo costume, prese l’arco e le frecce e salì sulla sua moto, che ruggiva mentre la tirava al massimo, ripetendo dentro la sua testa tutto quel che avrebbe fatto a loro che se la ragazza aveva un solo graffio.

Arrivò al posto stabilito.  Davanti all’ingresso, due dei balordi che aveva steso qualche giorno prima.

<Bel vestito...> gli disse uno dei due.

<Dov’è lei?> ringhiò lui

<Dentro. Non fare il figo e molla arco e frecce, da bravo.> L’arroganza di quel pivello irritò ulteriormente il già furente Occhio di Falco. Lo fissò dall’alto dei suoi 20 cm in più, fulminandolo con lo sguardo.

<Cos’è non ci senti, idiota? Molla l’arco o la tua amichetta l’apriamo come un tacchino!> urlò l’altro.

La voglia di spaccargli la mascella era quasi incontrollabile. Quasi. Stette al gioco e senza dire una parola consegnò loro le sue armi. Lo condussero all’interno dell’edificio fino a quello che una volta era l’aula magna della scuola. Ad attenderlo, disposte su due lati c’era l’intera gang. In fondo alla sala, c’era Jessica, coi polsi legati e il viso tumefatto. Il bastardo l’aveva picchiata, ma non troppo: un paio di ceffoni, tutto qui.

<Stai bene?> le chiese lui, diretto.

<S-Si...> rispose la ragazza

<Oh non l’ho toccata... o quasi. Volevo che anche lei assistesse al nostro meeting.> disse Darko

<Sei tu il capo di questi balordi? Lascia andare la ragazza finchè sono ancora dell’umore e non ti faccio saltare i denti!>

<Qui sei nella tana dei War Dogs! non sei tu a dare gli ordini, ma io, ficcatelo in quella testa di caz$%!> disse minaccioso  <Io lo so cosa sei tu, cosa credi? Sei solo un bluff. Un pagliaccio. Uno zero. Voglio dire, ma chi ti credi essere? Vieni qui a Coney e pensi di poterti atteggiare a gallo del pollaio? Questo quartiere è il mio, stronzo! Non ne vogliamo buffoni in costume, e tantomeno una nullità come te!>

Clint era sul punto di esplodere.

<Cosa credi di farmi paura? Te? Che senza le tue frecce vali quanto una doppia coppia quando l’altro ha in mano colore? Tu non hai idea di chi ti stai mettendo contro...>

<Si che lo so, invece. Contro un ammasso di idioti che non si lavano e che hanno visto troppi film. Non sei mica il Teschio Rosso imbecille! Ho perso fin troppo tempo con te! Molla la ragazza adesso o...>

<O cosa? Vuoi batterti con me? Avanti allora... AL CERCHIO DELLA MORTE!> a questa frase si alzò un urlo da stadio da parte degli altri della banda.

<Che cacchio è quest’altra idiozia adesso?>

Uscirono nel cortile, in quello che era il campo da basket. Darko si levò gli abiti e andò a centrocampo.

<Aaaah adesso ho capito...>  una sfida uno contro uno. Evidentemente era così che regolavano certi conti, tra di loro.

<Esatto. Un combattimento all’ultimo sangue. Queste sono le nostre usanze. Hai steso sei dei miei, adesso provaci con me, Vendicatore. > gli disse, sprezzante.

Clint gli si parò davanti.. Decise di stare al suo gioco, quantomeno per fargli scontare tutte le sue malefatte.

<Stavolta non hai a che fare con una ragazzina strafatta, porco...>

Darko era alto, fisico palestrato, rasato a zero, pieno di tatuaggi, un look da naziskin insomma. Un tipo da incutere timore. Ma non a chi aveva affrontato il Dottor Destino per esempio. Poche cose al mondo spaventavano Occhio  di Falco, ma non di certo un balordo di periferia.

Il capo dei War Dogs passò subito all’attacco, e Clint immediatamente cambiò opinione su di lui: un colpo di taglio portato alla gola, un calcio mirato alle tempie, un pugno diretto a frantumare il naso, ginocchiata ai genitali: tutti colpi andati a vuoto, i suoi fulminei riflessi  lo lasciarono illeso,  ma la sua esperienza nel combattimento corpo a corpo gli suggeriva che questo ragazzo non aveva un addestramento convenzionale. Quel modo di combattere non si apprende in un dojo di periferia. Quelle mosse, quei colpi facevano di lui un avversario pericoloso per le forze dell’ordine : un poliziotto comune che faceva una retata in quel covo rischiava seriamente di rimetterci le penne.

<Chi cavolo t’ha insegnato a batterti così?> chiese, rimanendo sulla difensiva

<Ah ah ah ah! Sei sorpreso eh? Non fai più tanto il duro adesso, mr. Vendicatore, vero?> rispose, gasato dalle grida d’incitamento dei sui compagni.

<Sbagli> disse Clint, parando un suo pugno col braccio sinistro e atterrandolo con un diretto al corpo <Rimani sempre un balordo.  Te l’ho detto, non sei il Teschio Rosso, imbecille.  Non m’impressioni. Ma conosco alcune delle tue mosse. Chi te le ha insegnate?>

<Oh te lo dirò solo se mi stendi. Ma non accadrà. YAAAAH!>  Un altro calcio al volto, che andò a vuoto. <Come fatto, cretino.> e finalmente Occhio di Falco potè lasciarsi andare e sfogarsi: una combinazione di destri e sinistri al volto, un pugno allo stomaco e un calcio al plesso solare e la superiorità era ristabilita. Tutta la gang cadde in un profondo silenzio stupefatto, fatta eccezione per il ragazzo colpito dalla moneta che disse: <Io lo sapevo, merda, lo sapevo...>

Pur senza fiato e col volto tumefatto dai colpi, Darko non voleva accettare la sconfitta e tornò ad aggredirlo lanciando un grido rabbioso, ma non fece che pochi passi che Falco lo rimandò a gambe all’aria  un un gancio destro.

<Ok, oramai ti sarà chiaro che il più forte non sei tu, qui. Ora lascia andare la ragazza o mi arrabbio sul serio>

<Ma che state aspettando?> disse sputando sangue <DATEGLI ADDOSSO!> ordinò, e subito i suoi degni compari si lanciarono in massa sul Vendicatore. L’aria si riempì del rumore di catene, di bottiglie di birra rotte e scatti di serramanico.  Jessica venne spinta in un angolo, dove si rannicchiò terrorizzata.

Con un acrobatico balzo all’indietro  Falco evitò di farsi circondare , dopodichè passò direttamente all’attacco. Nonostante fossero più numerosi non rappresentavano un problema, per lui. Tuttavia nell’affrontare quell’orda di imbecilli vide i suoi timore confermati: sebbene molti fossero quello che apparivano – delinquenti di periferia buoni solo a spaventare inermi negozianti - alcuni di loro erano in possesso di un addestramento notevole, fuori dal comune, in grado di contrastare ed eliminare le ordinarie pattuglie di polizia. Ecco perchè Jessica voleva rivolgersi a Luke Cage. Ecco perchè il quartiere era tanto spaventato. La decisione era presa: i War Dogs dovevano levare le tende. Stanotte.

Per questo motivo decise di non andarci leggero con loro e di usare le maniere forti. Cominciò a colpirli duramente, come se si trattasse di membri dell’Hydra o di qualche altro gruppo terroristico. Uno di loro ebbe l’arguta mossa di prenderlo alle spalle stringendogli una catena intorno al collo, mentre uno dei suoi soci cercava di bucarlo all’addome con un coltello. Una decisa torsione del tronco e il bestione alle sue spalle andò a schiantarsi sull’altro aggressore, atterrandolo. Una delle ragazze, armata di rasoio, approfittò per cercare di tagliargli la carotide, ma uno non si fa chiamare Occhio di Falco senza un motivo valido: Clint la vide arrivare, le bloccò il polso, glielo torse facendo cadere la lama e la stese colpendola allo zigomo.

<Non vi è bastato? Ne volete ancora?> disse digrignando i denti, adirato. Alcuni di essi lasciarono il cortile fuggendo fuori dall’edificio, mentre altri, per non perdere la faccia s’avventarono su di lui confidando nella stanchezza. Inutilmente. L’esito dello scontro fu il medesimo.

 

Quando tutto sembrò finito Clint cercò Jessica con lo sguardo, e la vide spaventata tra le mani di Darko, che la minacciava puntandole un coltello alla gola.

<Non pensarci neppure. Ci sono andato piano con te. Falle un graffio e ti giuro che dovranno cercare i pezzi, quando avrò finito con te.>

<Stai indietro, non ti avvicinare. Indietro, o la buco, lo giuro!>

<D’accordo, hai vinto.> gli rispose Falco indietreggiando. Mise della distanza tra di e loro, tenendo le braccia alzate, con i palmi aperti bene in vista. Darko non poteva immaginare che, nascoste tra le dita della mano destra tenesse due punte di freccia, prese dalla riserva della sua cintura con la stessa rapidità con cui un prestigiatore sparire gli oggetti dalle mani.

<Tu non farai niente, capito? Io me ne vado di qui e tu  non mi seguirai, altrimenti le squarcio la gola!>  lo minacciò.

Ma non appena finì la frase Falco lanciò le punte di freccie che, ovviamente, non mancarono il bersaglio, andando ad infilzarsi nel suo avambraccio destro. Darko cacciò un forte grido di dolore, lasciò andare la ragazza e immediatamente Clint gli fu addosso, atterrandolo con un tremendo montante destro.

La liberò dalle corde, che subito lo abbracciò, Tremante. Clint la rassicurò, e dopo che la ragazza si tranquillizzò e riprese il controllo dei suoi nervi, la mandò a cercare un telefono per avvertire la polizia.

Una volta solo tornò nuovamente dal “terribile” Darko, piagnucolante per terra tenendosi il braccio destro sanguinante. Falco lo prese da terra e lo sbattè al muro.

<Ok imbecille, te lo ripeto di nuovo: dove avete imparato tu e i tuoi amici cretini a battervi così? E non mentirmi perchè in questo momento mi girano terribilmente...>

<A-All’accademia. Siamo tutti ex studenti dell’accademia...> disse tra le lacrime e il sangue.

<Quale accademia?> ringhiò lui stringendogli il braccio ferito.

<AAAAAAAAAAAAAAAAAHHH!!!! L’ACCADEMIA! SI CHIAMA SOLO ACCADEMIA, NON SO ALTRO!!! Ce ne sono diverse sparse per il paese... è lì che  t’imparano....>

<T’insegnano,  ignorante!>

<T-T’insegnano a batterti, ad usare le armi e cose di questo genere....

<Si, e cos’è Tana delle Tigri? Inventatene un’altra...>

<No, Cristo, ti giuro che è tutto vero! N-noi volevamo  fare dei quattrini lavorando per i pezzi grossi, m-ma gli insegnamenti sono tremendi... troppo duri, troppo dolorosi, e ci sono certi pazzi.... abbiamo mollato. Te lo giuro non so altro...> concluse piangendo.

Clint lo lasciò andare. Andrà in fondo alla cosa, questo è certo. E un certo nome già gli rimbalza nella mente. Se lui dietro a tutto questo, ci sarà poco da stare allegri. (2)

Ma ogni cosa a suo tempo. Ora c’era la questione dei War Dogs  da risolvere. Occhio di Falco andò al centro del cortile trascinando per un braccio il loro dolorante capo e si mise a gridare:

<Ora statemi a sentire, pezzi d’idioti: da oggi siete ufficialmente sciolti. La polizia arriverà tra poco, salirete sui loro furgoni senza fare storie, capito? O giuro su tutto ciò che ho di più caro che se vi rivedo ancora in giro infilo una freccia tra le chiappe ad ognuno di voi! Sono stato chiaro?>

Nessuno lo guardava negli occhi. Il messaggio era stato recepito.

                                                                                                                                                                         

Pià tardi, nell’appartamento di Jessica O’Leary.

 

<Così alla fine, ti devo la vita. Bel modo di esordire, devo dire.> disse Jessica

Clint le sorrise <Beh è così che lavoriamo noi supereroi>

<Non ne avevo mai conosciuto uno, prima d’ora. Sei stato così.... coraggioso. Dove lo trovi tutto quel sangue freddo?>

<Immagino di avercelo dalla nascita. Non lo so, alcuni miei colleghi ritengono che io sia più avventato che intelligente.>

<Oh non per me. Sei il mio supereroe preferito!> gli disse lei sorridendo

<E lo credo... Luke Cage ti sarebbe costato di più. Io invece, ti pago l’affitto ogni mese...>

<Mi correggo, hanno ragione i tuoi colleghi: non sei molto intelligente...> gli disse lei tirandogli una cuscinata

<Ehi! Ti sembra il modo di trattare un eroe?>

 

 

Carmelo Mobilia

 

 

 

LE NOTE

 

1 = E’ avvenuto nel primo numero della serie “Avengers Icons” scritta a Fabio Volino

2 = Credo che molti di voi avranno intuito chi è l’individuo a cui si riferisce Clint.  -_^